Come riciclare l’Olio Fritto

Di : | 0 Commenti | On : novembre 2, 2013 | Categorie : Guide di Cucina

Come riciclare l'Olio Fritto

Nel nostro Paese l’italiano medio produce quattro chili all’anno di olio fritto e poi finisce sistematicamente col buttarlo nel lavandino.

Questa pratica, oltre a costituire uno spreco di una risorsa preziosa da riciclare, risulta essere anche inquinante. Infatti l’olio fritto mette in difficoltà le fognature e inquina i corsi d’acqua: basti pensare che un solo litro d’olio può contaminare un milione di litri d’acqua, che un kg d’olio usato è sufficiente ad inquinare 1000 mq di acque dolci superficiali, e che nel mare l’olio crea una pellicola che impedisce il passaggio dei raggi solari alterando l’equilibrio marino. Nella prassi solo i ristoranti sono dediti alla pratica del riciclaggio dell’olio, i privati dovrebbero portarlo alle piazzolle delle aziende rifiuti (sempre che siano attrezzate). Negli Usa l’olio fritto viene convertito in biocarburante, ma in Italia questa pratica è vietata perché c’è il problema delle accise (l’imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo). Però esistono altri due modi di riciclaggio domestico fai-da-te dell’olio perfettamente legali.


Il primo è di utilizzarlo come combustibile, semplicemente versando non più di un cucchiaio di olio fritto su un tovagliolo o sul sacchetto accartocciato del pane per poi metterci sopra la legna e accostare un fiammifero. Il secondo modo, udite udite, è quello di riutilizzarlo per farci in casa il sapone, partendo da altri ingredienti come la lisciva, il detersivo ecologico fai-da-te ricavato dalla cenere di legna, o la soda caustica. In ogni caso è bene che il riciclaggio dell’olio abbia la stessa importanza delle quotidiane azioni di raccolta differenziata che sono ormai di prammatica. Altrimenti un giorno noi e il nostro ambiente saremo fritti, come l’olio, ma senza possibilità di riciclo…

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